Gesù e l'adultera: perdono e accettazione

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In questo famoso racconto del vangelo i farisei portano l’adultera a Gesù perché la giudichi e condanni per aver infranto la legge. Pongono in questo modo Gesù di fronte ad un dilemma devastante. Se condanna la donna avrà smentito la sua dottrina sull’amore, se la lascia libera allora sarà accusato egli stesso di infrangere la legge e dunque sarà punito con la morte. Di fronte a questo dilemma Gesù sceglie quella che possiamo chiamare una terza via.

Conoscete il meccanismo della legge essa definisce il delitto e il colpevole che è colui che verrà escluso, separato da tutti gli atri, la donna è posta al centro, il colpevole è isolato nel carcere per essere punito in modo indolore dalla società stessa. In Italia le pene sono inflitte nel nome del popolo italiano. L’effetto della legge sulla donna è devastante, è isolata perché possa essere uccisa legalmente. La legge è ingiusta e colpisce il suo corpo come simbolo stesso del peccato e per ratificare il controllo della società sul corpo della donna e della sua capacità di generare. Lo strumento della legge è l’accusa, se essa può essere provata la sentenza non può che essere quella accordata al peccato o al reato commesso, vi è un rapporto inscindibile tra delitto e pena: merita la morte e dunque deve morire. La che voglio porvi è, ma non ci sarà una terza possibilità? Non ci sarà un’alternativa alla lapidazione o per esempio al carcere e alle pene detentive? Gesù ha due sole possibilità, o passare dalla parte degli accusatori, e molto spesso anche noi cristiani cadiamo nella trappola di rapportarci in questo modo con il fenomeno del delinquere o dell’infrangere le regole o leggi della società, o diventare a sua volta un trasgressore della legge e diventare egli stesso colpevole dinanzi alla legge antica o moderna spietata e senza misericordia. A questo punto Gesù fa qualcosa di sconcertante: chinatosi scriveva con il dito sulla terra. Non vi deve sfuggire questo gesto silenzioso di Gesù che prima di parlare scrive sulla sabbia le sue parole d’amore per l’umanità. Allora Gesù parla e apre una terza possibilità di fronte alla donna peccatrice colta in flagrante adulterio, chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Cosa significa questa sentenza che con un colpo solo confonde gli accusatori e li fa desistere dalla lapidazione?

La terza possibilità consiste nel riscoprire l’equilibrio tra giustizia e misericordia, questa scoperta trasforma la situazione che si era creata. Gli accusatori sono portati al riconoscimento delle loro stesse colpe, cioè non è colpevole soltanto la donna colta in adulterio, sono tutti colpevoli e dunque nessuno può ergersi a giudice e boia dell’altro. Dall’altra parte l’accusata che era diventata la esclusa e che aveva perso la sua umanità, ritorna ad essere se stessa, e tutti scoprono che non ha perso la sua condizione di essere umano, è sì una peccatrice, ma continua ad essere una persona e non può essere cancellata, soppressa, distrutta. Deve essere aiutata a riprendersi appieno la sua umanità deturpata dagli accusatori. Per poterla uccidere doveva essere separata, esclusa, menomata nella sua umanità, ora che tutti riscoprono la comune natura umana intrisa di peccato e di giustizia, non possono né devono andare oltre. Dove sono quelli che ti accusavano, nessuno ti ha condannato? L’ultima domanda fa riferimento alle misteriose parole scritte da Gesù sulla terra. Cosa mai aveva scritto con il suo dito sulla sabbia? La terra dove Gesù scrisse è questo pugno di  terra che siamo noi, esseri umani, egli scrive con la sua carne nella nostra carne le antiche parole misericordia voglio e non sacrifici, queste parole del profeta Michea pronunciate il secolo settimo a.C. segnano una frontiera tra due concezioni di Dio, un’arcaica, il Dio che ha bisogno del fiume di sangue dei capri espiatori per perdonare le colpe, e l’idea di un Dio che è amore che muore egli stesso sulla croce prendendo per sempre il posto del colpevole, i chiodi della croce sulle mani di Gesù sono queste parole scritte sulle nostra sabbia, l’amore, la misericordia adempiono tutta la legge e tutti i profeti.


1 Gesù andò al monte degli Ulivi. 2 All'alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.
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Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna colta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata colta in flagrante adulterio. 5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. 7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 910 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» 11 Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più». Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.