PATRIARCHI: La fede di Abramo

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"Per fede Abramo, quando fu chiamato, ubbidì..."
Abramo è considerato da Paolo il padre della fede, perciò i credenti sono chiamati in Galati i figli d'Abramo. Il vero senso di queste espressioni va ricercato nelle caratteristiche della fede d'Abramo, non è che in lui ha origine la fede, ma che le qualità della sua fede definiscono la fede vera, quella che è ritenuta giustizia di Dio che salva. Abramo fu chiamato da Dio. La fede inizia in questo modo sommesso, non urlato. La chiamata divina, la sua parola rivolta a noi inizia il processo che condu¬ce alla fede. Si tratta sempre d'una chiamata efficace che opera quel che Dio desidera. La chiamata fu a lasciare il suo paese e diventare pellegrino alla ricerca della città del futuro. Questa chiamata conteneva una vocazione, indicava un cammino da seguire, una vita da vivere, la vita del pellegrino che anticipa il futuro. Egli è patriarca o padre della fede in questo senso. Patriarca è parola difficile e oggi poco accetta, indica un tipo di società arcaica in cui appunto il potere è esercitato dai padri (patriarcato). Significa anche padre di un popolo, e in questo senso Abramo inizia una serie di genealogie che riguardano diversi popoli: arabi, ebrei ed altri. Da un punto di vista storico moderno la forma narrativa in cui si descrive la nascita delle tribù è in contrasto con quello che le risultanze archeologiche indicano. Partiamo dall’idea stessa del racconto (che appartiene al secolo VI a. C. al tempo dell’esilio in Babilonia) per capire appunto l’uso etiologico del racconto. Non dobbiamo avere paura delle parole, etiologico significa riferito alle origini, e l’origine raccontato è quello di una confederazione di tribù composta da quattro gruppi principali: i ben Abraham, i ben Isach, i ben Joshua (Giuseppe), i ben Giacob (khabiri ebrei), questi quattro gruppi di tribù semitiche formano il gruppo principale della coalizione di tribù che formarono Ishra-El. Probabilmente soltanto uno di questi gruppi fu schiavo in Egitto e poi passò a tutta la coalizione la propria storia che fu adottata da tutti. La storia dei patriarchi fondatori dei quattro gruppi come formanti una sola famiglia serve ad unificare le storie almeno per un periodo di tempo fino a Salomone, poi prende il sopravento la tradizionale tendenza alla dispersione delle tribù che si separano in due tronconi.
 Torniamo al racconto e alla storia iniziale di Abram, lui ubbidì a questa chiamata, ascoltò quella parola indeterminata, rischiosa, azzardata, cambia nome ad Abra-ham. La sua risposta fu semplice: senza porsi delle domande; senza rimpiangere quello che lasciava dietro; senza sapere dove andava. Queste tre caratteristiche della fede d'Abramo indicano il percorso del credente. La fede ci chiama a rompere con il passato per vivere nel presente con lo sguardo rivolto alla promessa divina, al futuro che attendiamo. Il pellegrino è chi installa la sua tenda nel futuro di Dio, chi vive dalla forza che libera nella storia la parola divina. Rice¬vette in cambio una promessa che riguardava un'eredità, una terra futura. La terra promessa ad Abramo era il territorio della libertà. Egli non ebbe mai un pezzo di terra. L'unico suo posses¬so fu una grotta dove seppellì sua moglie Sara. Era una terra per altri, per quelli che dovevano nascere da lui. La fede di Abraham è la fede in una promessa e questa sarà la fondamentale struttura della fede del popolo che nasce da questa fede. La promessa contiene tre elementi: un figlio, una discendenza che sarà numerosa come le stelle e la sabbia del mare; una terra dove finalmente questo popolo potrà vivere in pace e sviluppare la sua società; un rapporto speciale con Dio, l’Iddio unico dal nome sfuggente (El-Elohim-Adonai), egli sarà il loro Dio e loro saranno il loro popolo. La promessa ora contenuta in un futuro remoto riguarda non solo la discendenza di Abramo ma tutte le famiglie della terra. Il monoteismo primitivo di Abramo include a sua volta una vocazione universalista.
 Riguardava una discendenza che doveva procedere da lui e da Sara. La fede non è mai sterile e senza frutto, la fede è sorgen¬te di vita e di futuro. La discendenza è cifra del risultato della fede. Riguardava una speciale relazione con Dio, un'allean¬za. Dio promise ad Abramo che in realtà la promessa che riceveva era Dio stesso. Noi non attendiamo altro dal futuro: vieni Signo¬re Gesù, vieni presto! Ap. 22:20. Questa formula riassume la fede e la speranza. Quando per fede ci mettiamo in cammino accade che percorriamo la via che conduce a Dio. Dio è sempre dinanzi a noi, ci viene incontro per questo la nostra vita consiste nell'incontrare nel presente il Signore che costantemente viene a noi dal futuro che è Egli stesso. Abramo dimorò in tende tutta la sua vita. La sua fede non era un'eredità per lui, ma per i suoi. La fede dà la forza per aspettare contro ogni speranza. Dio non promette delle cose, ma se stesso, che saremo i suoi figli e le sue figlie. L'eredità promessa consiste nel futuro verso cui il Signore trascina la storia e tutti noi.
La storia non solo di Abramo, ma di tutto Israele consiste nel come Dio ha compiuto le sue promesse. Ma tra la promessa e il compimento si erge la prova, il territorio vasto del deserto, del pellegrinaggio come gohim (straniero) in una terra straniera, dove tutto deve essere conquistato con la forza e mantenuto in forma precaria. Tra Israele e Canaan si erge il vasto territorio del deserto dove la vita è minacciata, dove nulla è certo e tutto appare disperato, un miraggio senza uscita. Noi analizzeremo brevemente questa storia nei suoi tratti iniziali studiando i racconti che riguardano Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe, i patriarchi le cui storie sono raccontate nei capitoli 12 a 50 di Genesis come se fossero la storia unitaria di una famiglia. Ma già da adesso sappiamo che questo è un’elaborazione letteraria posteriore che dà soprattutto ragione del perché i gruppi e tribù semiti si allearono per formare la coalizione di tribù che conosciamo con il nome di primitivo Israele.